SASSARI – la sua storia

Del capo di sopra ne è la capitale. E’ una giovane signora di neppure mille anni e il suo fascino ancora ammalia. Sassari, per dimensioni ed importanza, oggi è la “seconda” città della Sardegna e la sua nascita risale alla fine del Medioevo: viene fondata dagli abitanti del vicino porto romano di Turris Lybisonis (attuale Porto Torres, che si affaccia nel Golfo dell’asinara), in fuga verso l’entroterra per sfuggire alle incursioni dei pirati saraceni che giungono dal mare.

Sedotta e abbandonata da aragonesi, spagnoli, pisani, genovesi e piemontesi, la città ancora ne conserva stili e influenze architettoniche nel suo centro storico.

Scelta dai Gesuiti per fondare una tra le più antiche Università d’Italia, Sassari ha dato i natali anche a due presidenti della repubblica, Antonio Segni e Francesco Cossiga, e uomini di grande spessore per la politica nazionale, tra tutti il fondatore del PCI Enrico Berlinguer.

Da sempre centro culturale di riferimento per l’isola intera, nel 1294 Sassari è il primo e unico libero comune della Sardegna; qui nascono gli  gli Statuti Sassaresi, scritti in sardo-logudorese, che rappresentano l’organizzazione giuridica, politica ed amministrativa della città attraverso il diritto pubblico, il diritto civile e il diritto criminale.

Città Regia dal 1417, direttamente governata dal re e libera dal sistema feudale, Sassari vivrà momenti estremamente bui tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo. Sopravvive a due epidemie di peste, una delle quali, nel 1528, provoca non meno di 15 mila morti.

Solo nella metà del sedicesimo secolo si ritrova prosperità economica e rinascita culturale: questi sono gli anni dell’avvento della stampa e della diffusione del pensiero umanistico. Fino ai nuovi tumulti della dominazione austriaca degli inizi del ‘700 e alla dominazione del Piemonte e dei Savoia subito dopo.

Tra la fine del ‘700 e tutto l’800, Sassari rifiorisce sotto il profilo culturale e urbanistico: la città comincia ad espandersi oltre il tracciato delle mura medievali, si avvia la costruzione di nuovi quartieri, sorge il nuovo ospedale, le carceri, il teatro civico, scuole e piazze, la rete ferroviaria e fognaria, l’illuminazione a olio, e più avanti, a gas;  nel 1891, tre giovani avvocati, Enrico Berlinguer, Pietro Moro e Pietro Satta Branca, fondano La Nuova Sardegna, che diventa ben presto il quotidiano più diffuso nell’isola.

La prima metà del Novecento si supera senza eccessivi contraccolpi. Ma è alla fine della seconda guerra mondiale che la città di Sassari deve sopportare una grave e prolungata carestia. Alla crisi reagisce seppur lentamente ma in modo costante, risollevandosi progressivamente e ricostruendo quella sua centralità economico-culturale per l’isola.  

Oggi Sassari è punto di riferimento culturale in Sardegna: coltiva e cresce nuove avanguardie in ambito artistico, dalla musica al cinema, e qui trovano spazio grandi talenti in tutti i settori dell’arte.

 

SASSARI da vivere

A due passi dal mare (dieci chilometri appena), circondata da una lussureggiante campagna e da colline sinuose che si affacciano sul Golfo dell’Asinara, Sassari è uno dei luoghi ideali dove trascorrere un week end piacevole o vivere una vita intera.

A misura d’uomo, tra il blu del mare e il verde della campagna, la città ha tanto da offrire e da raccontare: il suo centro storico è l’emblema di secoli di dominazioni spagnola, aragonese e sabauda. Dal fascino retrò, le vie strette del dedalo più antico, abbracciato dalla cinta muraria, hanno il profumo delle cucine del mondo e si aprono su piccole piazze, fulcro della movida sassarese: Piazza Tola ne è l’emblema. Piccole birrerie, locali dove assaggiare del buon vino locale, salumi e formaggi sardi, oppure pizze e panini gourmet: la piazza dal tardo pomeriggio si popola e si colora, diventando il piccolo ombelico di una città intera.  

A pochi metri è possibile trovare le vecchie trattorie di un tempo, quelle dove la cucina tipica della città è la sola ad essere orgogliosamente servita:  asinello, lumache, piedi di agnello, maialetto arrosto, melanzane al forno con aglio, olio, prezzemolo e abbondante peperoncino. E fiumi di buon vino cannonau, rubino di Sardegna.

Da qui si approda al centro storico che presenta svariati edifici d’interesse tra cui il Palazzo Ducale, sede del municipio, Palazzo d’Usini, affacciato su Piazza Tola, bella espressione della Sassari del XVI secolo, e poi le piazze, le piazzette e i vicoli. Cuore religioso della città è sicuramente la Cattedrale barocca di San Nicola, affacciata su piazza del Duomo.

Uno dei gioielli architettonici della città è senza dubbio la Fontana di Rosello che allegoricamente riassume il fluire del tempo, simboleggiato da dodici bocche alle quali si aggiungono quattro statue raffiguranti le stagioni.

Tra shopping e assaggi enogastronomici ci si può liberamente perdere tra le vie del centro, da Piazza d’Italia e Piazza Castello per proseguire in via Luzzati e Largo Cavallotti, soffermandosi poi nella caratteristica piazza Azuni. Poi un giro in corso Vittorio Emanuele, quella che un tempo era l’importante via degli scambi commerciali, che si intreccia con gli stretti vicoli ricchi di botteghe artigiane, dove acquistare una buona bottiglia di Cannonau e Vermentino, il famoso liquore al mirto, un buon pezzo di pecorino e, perchè no, un buon baffo di bottarga di muggine, da assaggiare a scaglie o grattugiata sulla pasta.

Per gli appassionati di storia, archeologia e arti figurative, Sassari possiede la principale struttura museale della Sardegna settentrionale, il Museo Nazionale “G.A. Sanna”, oltre alla Pinacoteca con, tra i dipinti di maggior pregio, la Madonna con Bambino di Bartolomeo Vivarini e il San Sebastiano del Maestro di Ozieri.

Alla sera, lungo aperitivo nei tantissimi localini nelle principali piazze e poi tirar tardi fino all’assaggio della seadas, il dolce tipico locale, preparato con semola, strutto, formaggio fresco acido, miele, e fritto in olio, da accompagnare con un buon Moscato di Sardegna.

 

Sassari, una città speciale

Production by Droneimagine.com of C.M.L. Srl

ALGHERO – la sua storia

“Musica, la sabbia è musica. Cristalli scintillanti sulla pelle, che colorano un tramonto caldo e mitico”.  Anche la famosa cantante Giuny Russo sognava di trascorrervi l’estate in compagnia di uno straniero. Alghero è mare cristallino, movida, ma anche storia secolare e fascino dal tipico accento catalano. Affacciata sul mare cristallino della costa nord occidentale della Sardegna, Alghero è una delle località dell’isola che fondono alla perfezione le peculiarità che una città turistica deve possedere: storia e attrattività.

Da sempre oggetto di sogni di conquista, venne fortificata dalla famiglia genovese dei Doria nel 1102 per proteggere i propri possedimenti dai tanti incursori che arrivavano dal mare. Genovese e per breve tempo sotto il dominio pisano, Alghero conserva poco di quel periodo, ma tutto profuma di spagna nella città vecchia o L’Alguer Vella, come la chiamano quelli del posto.

Nel 1354 gli aragonesi conquistano la città, cacciando i residenti e ripopolando la fortezza con cittadini provenienti dalla penisola iberica. Ben quattro secoli di dominio spagnolo cambiano irrimediabilmente i connotati di un luogo che ha ben poco di Sardegna, dalla lingua all’architettura.

Alghero è un luogo assolutamente strategico per la Corona catalano-aragonese, una sorta di trait d’union tra l’isola e la Catalogna, non molto distante al di là del mare.

Definita da qualcuno “un’isola catalana nell’isola di Sardegna”, visitare questa città è un’esperienza unica: viuzze accitolate, palazzi imponenti, chiese dalle cupole colorate, un bastione a picco sul mare che guarda il promontorio di Capo Caccia che ha le sembianze di un uomo adagiato sul pelo dell’acqua; e poi chilometri di spiaggia dalla sabbia bianca ed un mare da capogiro in prima fila per ammirare i tramonti più incredibili del mondo.

Là dalla riva, questa città chiusa da rampari mostra, dal basso delle sue mura, rocche gotiche, campanili, cupole, i bastioni di una cittadella e i tetti delle case bianche (…) e il mio spirito se ne torna dolcemente a Barcellona”, scriveva Gaston Vuiller nel saggio Les Iles oubliés.

Alghero è una delle poche città in Italia ad aver conservato oltre il 70% delle sue mura difensive, e per apprezzare appieno questo monumento perenne è d’obbligo una passeggiata lungo i suoi Bastioni che affacciano sul porto e sul lungomare Marco Polo e le Torri, quella di Sulis nell’omonima piazza, la torre di San Giacomo, la torre San Giovanni (che oggi ospita il Museo virtuale della storia di Alghero) e quella della Maddalena.

Tra le viuzze del centro poi svetta la Cattedrale dell’Immacolata concezione, nota anche con il nome Cattedrale di Santa Maria, risalente al XVI secolo, ritenuta dai residenti il vero simbolo della città. Affascinante per il mix di stili e storie che ha vissuto, con una forte dominanza del gotico-catalano.

ALGHERO da vivere

Durante tutti i mesi dell’anno, le esperienze per vivere la città catalana e la sua straordinaria natura sono molteplici e per tutti i gusti. Se non vi accontentate di rilassarvi nelle rinomate spiagge delle Bombarde o del Lazzaretto e preferite godervi il mare da un altro punto di vista, avete l’imbarazzo della scelta: potete fare surf, kitesurf e windsurf nella baia di Porto Ferro, oppure intraprendere una gita in barca o in kayak e fare snorkeling nei fondali marini di Punta Giglio, Cala Dragunara e Capo Caccia. Qui, se siete fortunati, potrà capitarvi di avvistare dei delfini. L’imponente promontorio di Capo Caccia è sede dell’Area Marina Protetta e custodisce numerose grotte da esplorare con immersioni guidate; potrete raggiungere le Grotte di Nettuno via traghetto o attraverso l’avventurosa Escala del Cabiròl. Capo Casarotto a Capo Caccia è il luogo ideale per i free climbers.

Gli amanti del trekking e del bird watching non possono perdersi gli straordinari paesaggi del Parco di Porto Conte, dove capita di ammirare il volo del falco pellegrino e del grifone, o di incrociare animali come il cavallino della Giara. Se siete coraggiosi, ci sono itinerari più impervi che raggiungono punti panoramici mozzafiato sul mare.

Se passate in città nei weekend di febbraio e marzo, nel lungomare Barcellona e al porto saranno allestiti i banchetti della Sagra del bogamarì, dove gusterete i ricci di mare appena pescati.

È un piacere camminare e perdersi nell’Alguer Vella, tra le sue chiese medievali e le viuzze di negozi. La passeggiata sui bastioni al tramonto vi incanterà coi suoi colori e le sue luci, e scegliendo tra i tanti piccoli ristoranti potrete gustare l’aragosta di Alghero o i tanti piatti tipici, meglio se abbinati a un vino doc. In più, chi ama i vini di qualità potrà scoprire le eccellenze del territorio visitando le cantine Sella&Mosca col suo ecomuseo del vino e le cantine Santa Maria La Palma. A proposito di musei, non perdetevi il museo del Corallo, che vi svelerà i segreti del prezioso oro del mare.

Alghero è cuore pulsante di creatività, arte e contaminazioni. Da questa terra trae ispirazione l’universo espressivo dello stilista Antonio Marras, che qui è nato e vive. È interessante andare a vedere le sue creazioni nella Boutique Marras in Piazza Civica, nel cuore del centro storico.

A pochi passi dal lungomare Dante si arriva al Poco Loco live club, storico punto di riferimento per la musica jazz internazionale durante tutto l’anno, dove fanno tappa appuntamenti come Non solo Jazz o JazzAlguer. Música per tots di Paolo Fresu. Questa grande rassegna di jazz e suoni meticciati, giunta quest’anno alla II edizione, comprende un calendario di concerti e incontri letterario-musicali da novembre a luglio, a cadenza mensile, nei luoghi-simbolo di Alghero.

Il centralissimo Lo Quarter diventa un cinema estivo a cielo aperto in occasione del Sardinia Film Festival, quest’anno alla XIV edizione, dal 3 al 7 luglio.

 

 

Le guide di Paesi Online: Aleghero

www.paesionline.it/alghero

BOSA – la sua storia

È tra i borghi più affascinanti di tutto lo stivale, dove il tempo sembra essersi fermato. Solcata dal fiume navigabile Temo, che si libera nel mare dcosta nord occidentale della Sardegna, Bosa ti strega e ti conquista per la sua bellezza mozzafiato. Ponticelli di pietra, gozzi di legno e piccole barche di pescatori affollano il lungo fiume e appena sopra la riva, quasi a perdita d’occhio, un’esplosione di colore: sono le facciate variopinte delle casette del quartiere di Sa Costa che si inerpicano sulle pendici del colle di Serravalle, dominato dal castello dei Malaspina.

Secondo la leggenda la città viene fondata da Calmedia, moglie dell’eroe “Sardus Pater” che, affascinata dalla valle del fiume, crea una città che da lei prende il nome.

In realtà il nome di Bosa ha origini antichissime: un’epigrafe fenicia, risalente probabilmente al IX – VIII sec. a.C., attesta per la prima volta la presenza di un popolo da queste parti. La città è inoltre ricordata dall’Itinerario Antoniniano e da una serie di portolani e carte nautiche medievali.

Un incantevole borgo dove tradizione e modernità si fondono tra curiosità e fascino.

Fu, senza dubbio, una delle stazioni fenicie più note e il suo porto protetto era un luogo d’appoggio per la navigazione e il commercio tra Africa e Sicilia, verso Baleari, Spagna,  Corsica e Gallia.

Nell’alto Medioevo, con il fiorire della cultura Bizantina e nonostante le terribili incursioni dei predoni Arabi provenienti dal Nordafrica, Bosa riesce a imprimere la propria impronta nel tessuto sociale di questa fetta di isola, che prende il nome di Planargia, e ne diventa  capoluogo della Curatoria e sede vescovile.  Tra il 1112 e il 1121 viene eretto quello che oggi è il simbolo di questa città, il Castello dei Malaspina, sul colle di Serravalle che domina la valle del temo e guarda verso il mare. Ogni bosano doc ha nella propria casa almeno una finestra che guarda verso questo monumento che rappresenta la forza di un luogo e la sua ricchezza per valore strategico nel cuore del mediterraneo. Tra la seconda metà del ‘800 e i primi del secolo successivo Bosa ha saputo conquistare il mercato nazionale delle pelli, per la pregiata produzione di pellame di finissima qualità: le storiche concerie diventano quindi tra le più frequentate dai mercanti di pelli provenienti da tutta la penisola ed oltre.

Oggi Bosa è senza dubbio una tra le più amate località turistiche della Sardegna dove storia, tradizione, cultura, sapori e mare si mescolano in un luogo magico e senza tempo.

 

BOSA da vivere

Bosa è la città più pittoresca dell’isola intera. Racchiude in sè arte, cultura, divertimento ma soprattutto enogastronomia.

Dove la terra si è aperta per farvi scorrere al centro il fiume Temo, proprio nella sua foce, è sorta questa città coloratissima e poetica.

La prima cosa da fare quando si arriva nella piccola città della Planargia è farsi rapire dalla sua bellezza: le casettine colorate che si arrampicano verso il grande castello dei Malaspina, così fiero e dominante sul colle di Serravalle, le barche di legno che solcano il Temo, cavalcato dal Ponte Vecchio di trachite rossa, le antiche concerie sul fiume, rese ancora più suggestive dalla luce della sera che delinea i contorni delle facciate storiche e il labirinto serpeggiante di strade strettissime nel cuore storico del borgo.

Per prima cosa sarà d’obbligo abbandonare l’auto: Bosa si vive a piedi o in bicicletta.

Sarà incredibile perdersi nel quartiere storico delle case colorate di Sa Costa, fare poi una visita alla Cattedrale, la Chiesa dell’Immacolata Concezione, e soffermarsi sui suoi incredibili affreschi.

Il centro storico è inoltre un pullulare di piccole botteghe di artigiani, ricamatrici di filet ma soprattutto cantine dell’oro bosano, la Malvasia, tra i vini più pregiati e apprezzati dell’isola. La malvasia di Bosa può essere dolce e quindi perfetta da abbinare ad un dessert oppure secco e quindi apprezzabile anche con salumi, formaggi o secondi di carne bianca o pesce.

Le botteghe offrono ai visitatori altre preziosità prodotte nel borgo: dai gioielli di corallo e filigrana, ai tessuti e i cesti intrecciati, fino al pesce freschissimo, di mare o di fiume, appena pescato. Per fare il pieno di arte e artigianato locale si può visitare il Museo di Casa Deriu, una casa signorile dell’Ottocento adibita a contenitore di esposizioni temporanee e permanenti.

Immancabile una passeggiata lungo il Corso Vittorio Emanuele, dove fare una visita al Palazzo Chelo e alla galleria d’arte contemporanea MAP, oltre all’atelier pittorico al piano inferiore dove ogni giorno è possibile assistere liberamente a sessioni di live painting.

Immancabile un salto, si fa per dire, al Castello dei Malaspina, raggiungibile a piedi attraverso una scalinata ripidissima. Dalle mura è possibile ammirare un panorama che si estende fino al mare. La cinta di mura racchiude le sette torri e la chiesetta medievale Nostra Signora di Regnos Altos impreziosita da un ciclo di dipinti del 1370.

Ma è dal Convento dei Cappuccini che si può godere di una vista mozzafiato sulla città e il castello: la piccola chiesa e il suo chiostro perfettamente conservati valgono la pena della visita anche al suo interno. Lungo le rive del Temo ci si imbatte in un altro gioiello medievale, la Chiesa di San Pietro, la chiesa romanica più antica della Sardegna, edificata in origine nel XI secolo in trachite rossa.

Di sera la movida popola le strade del centro e i locali sul lungo fiume. Bosa Marina, di giorno è popolata dalle famiglie che affollano la battigia, ma la notte è dove la movida si scatena: sono tantissimi, infatti, i localini direttamente sulla spiaggia dove poter sorseggiare un cocktail o ballare a piedi nudi sulla sabbia fino a notte fonda.

 

Drone Footage filmed in Bosa, Sardegna, Italia.

Cinematography / Production: Gianluca Trezzini

VILLANOVA MONTELEONE – la sua storia

Arroccato a seicento metri d’altezza sulla costa che unisce Alghero e Bosa, nella parte nord occidentale della Sardegna, Villanova Monteleone è di sicuro uno dei borghi storici dell’isola dove bellezza paesaggistica, tradizione ed artigianato e archeologia si sposano alla perfezione.

Talmente affascinante tanto da ammaliare anche il mito indiscusso del cinema italiano, Federico Fellini, il quale scelse il paese per ambientarci una delle scene del celebre film “La Bibbia”, Villanova Monteleone ha una storia sulle cui origini non vi son grandi certezze: alcuni storici sostengono che sia stata fondata nel  1436 dai superstiti del borgo e del castello del vicino paese di Monteleone Roccadoria, in fuga dagli aragonesi verso la “Villa Nueva de Monteleone”. Ma un documento antecedente, e precisamente del 1364, farebbe risalire la fondazione ad almeno un secolo prima. Nei secoli a seguire, nonostante la sua posizione protetta dalle incursioni sulla costa, nel 1582 il villaggio subì la visita poco cordiale dai pirati barbareschi, che saccheggiarono le case e rapirono buona parte della popolazione per renderla schiava, finché l’intervento del barone di Putifigari, Pietro Boyl, non ne determinò la liberazione.

A sedici chilometri dal mare di Poglina e a pochissima distanza dal lago Temo, il territorio su cui sorge il paese è di una rara bellezza, con fitti boschi di sugherete secolari che pennellano di verde vallate e dolci colline, fino a raggiungere la parte più ancestrale di quella porzione di terra, la zona un tempo vulcanica di Monte Minerva.

Ma Villanova Monteleone è certamente da ricordare per l’importante attività artigianale con la pregevole produzione tessile, i tappeti di lana sarda, le coperte, gli arazzi e i tendaggi eseguiti su telai tradizionali, oltre all’intaglio e l’intreccio dei cestini. Altro patrimonio è l’allevamento dei cavalli di razza anglo-araba, che rende il borgo, nei mesi di giugno e luglio, un’importantissima punto di riferimento italiano in occasione di una prestigiosa mostra mercato e un concorso ippico a carattere nazionale.

VILLANOVA MONTELEONE da vivere

Se per le prossime vacanze si è combattuti tra il mare, il lago, la campagna o la montagna, Villanova Monteleone è il luogo ideale per chi non vuole rinunciare a nulla: ad una manciata di chilometri dalle  distesa di sabbia chiara dalla spiaggia di Poglina, vicino al lago del Temo, circondato da fitti boschi e vallate sinuose, oltre alla presenza nel suo florido territorio del Monte Minerva, una riserva naturale di flora e fauna selvatica, il borgo ha tutte le carte in regola per diventare il luogo ideale dove trascorrere le vacanze durante le quattro stagioni.

Duemila e 300 anime popolano il paese durante tutto l’anno, ma in estate si popola di tantissimi turisti stranieri  hanno investito nelle secolari e suggestive casette del centro storico, acquistandole e riadattandole a proprio gusto,  per risiedervi nei periodi di pausa dal lavoro o in modo continuativo raggiunta la pensione. Sono in tanti ad aver scelto felicemente questo luogo come una nuova casa.

Villanova Monteleone è senza dubbio rinomato per l’arte tessile, precisamente per la produzione di tappeti e tendaggi, e per l’intreccio dei cestini tipici della Sardegna.

Ecco i luoghi da non perdere in paese: passeggiando per il centro storico è d’obbligo una visita al palazzo ottocentesco Su Palatu ‘e sas iscolas, dove è possibile farsi accedere al museo etnografico Sa Domo Manna. A qualche metro da Su Palatu sorge la Chiesa del 1500 dedicata a San Leonardo da Limoges in stile gotico-aragonese, riedificata in parte in forme neo-gotiche nel 1789. Per appassionati e cultori dell’architettura è necessaria una visita alla Chiesa della Madonna del Rosario e l’Oratorio di santa Croce, entrambi risalenti al 1600.

Spostandosi di pochi chilometri dal centro abitato, tre appena, si arriva al santuario di Nostra Signora di Interriors, eretto nel XVI secolo: qui l’8 settembre di ogni anno si festeggia la nascita della Vergine e a fine agosto San Giovanni Battista, celebrazione legata all’origine di Villa nova di Monteleone.

Questa parte di Sardegna ha tanto da raccontare sul suo periodo più ancestrale: ai piedi di Monte Minerva sorge un sepolcreto preistorico con otto domus de Janas. A Puttu Codinu è dove troviamo la maggiore eredità risalente al neolitico: nove ipogei funerari con corridoio d’ingresso, anticella, camera funeraria e celle laterali, con pareti scolpite con corna di toro e decorazioni che riproducono i tetti delle capanne. Sul vicino monte Cuccu spunta inoltre un complesso dell’età del Ferro, formato dal nuraghe Appiu circondato da un villaggio di circa duecento dimore, un secondo nuraghe minore e una tomba di Giganti con due dolmen.

Come trascorrere il tempo e divertirsi a Villanova Monteleone? La spiaggia di Poglina è il luogo ideale dove sperimentare tutti gli sport acquatici più avventurosi, come kite surf, windsurf e surf: qui è una vera goduria divertirsi tra le onde e poi, a fine serata, aspettare il tramonto perfetto, sorseggiando un vermentino fresco.

Nel lago Temo, invece, ci si può avventurare affittando le canoe oppure ci si può dilettare nell’arrampicata sportiva, risalendo la strada ferrata sulla parete rocciosa a picco sul lago.

Per gli amanti dei cavalli i mesi di giugno e luglio sono da cerchiare di rosso sul calendario: è proprio in questo periodo dell’anno che si svolge una delle mostre mercato più famose in ambito nazionale sulla razza anglo-araba. Non solo: Villanova Monteleone organizza inoltre una delle competizioni equine più attese per tutta la penisola. Vale senza dubbio una visita.

Inoltre da cinque anni il borgo è diventato la sede del Premio per il miglior Documentario Italiano nell’ambito del Sardinia Film Festival.